858 terabyte in fumo: quando la minaccia alla cybersecurity è il fuoco

Un incendio distrugge un datacenter governativo, centinaia di terabyte di dati spariti, nessun backup in un altro sito. È successo in Corea del Sud, un Paese tecnologicamente avanzato. E ci ricorda che nel risk assessment la minaccia più banale — l'incendio — è ancora tra le più concrete.


Quando si parla di sicurezza informatica, l'immaginazione corre subito all'hacker, al ransomware, allo zero-day. Poi ogni tanto la realtà ci riporta con i piedi per terra ricordandoci che un datacenter è, prima di tutto, un edificio pieno di apparecchiature elettriche. E gli edifici bruciano.

È quello che è accaduto in Corea del Sud, dove un incendio ha distrutto completamente l'edificio di un datacenter governativo, cancellando centinaia di terabyte di dati. La causa? L'esplosione di una batteria al litio in sala server, con ogni probabilità quella di un UPS — proprio il gruppo di continuità che dovrebbe proteggere i sistemi. A settimane di distanza dall'evento, solo una frazione dei servizi erogati risultava ripristinata, e per il resto si prospettava la necessità di ripartire da zero. La circostanza aggravante: i dati non avevano un backup in un sito fisico diverso.

Parliamo di un Paese moderno e avanzato. Eppure, nel pieno dell'era del cloud, il fuoco resta una minaccia grave e attuale. È qualcosa che nella pratica del risk assessment incontro spesso: alcuni clienti si stupiscono di trovare, nell'analisi dei rischi ICT, la valutazione della minaccia "incendio". Come se fosse un residuo del passato. Casi come questo dimostrano il contrario.

Ridurre la probabilità che accada

La gestione del rischio d'incendio in sala server lavora su due fronti. Il primo è ridurre la probabilità che l'incendio si sviluppi. Qui contano soprattutto misure poco tecnologiche e molto pratiche, spesso trascurate proprio perché banali:

La manutenzione periodica degli asset, UPS compresi, con sostituzione tempestiva delle batterie ormai vecchie — che sono esattamente il componente all'origine dell'incendio coreano. La dismissione dell'hardware non più utilizzato: quanto resta parcheggiato in sala server dopo essere stato spento? E quanti cartoni del packaging restano lì dimenticati, materiale combustibile a ridosso di apparecchiature calde? Infine, ispezioni e verifiche regolari della corretta applicazione delle misure di prevenzione e del funzionamento degli allarmi.

Ridurre l'impatto se accade comunque

Il secondo fronte è contenere il danno quando l'incendio, nonostante tutto, si verifica. Le misure qui sono più strutturali:

Allarmi antincendio collegati a una centrale operativa attiva 24 ore su 24. Sistemi automatici di soppressione a gas inerte, adeguati agli ambienti con apparecchiature elettroniche. Segregazione delle sale server con porte tagliafuoco di adeguata resistenza (tipicamente almeno REI 120). E, soprattutto, il punto su cui il caso coreano è più istruttivo: il backup dei dati in un sito fisico diverso, secondo l'obiettivo di RPO definito nel piano di continuità operativa — accompagnato da test periodici di recovery, perché un backup che non è mai stato provato non è un backup, è una speranza.

E il cloud?

Dati i numeri in gioco — oltre 800 terabyte — è probabile che in questo caso specifico una soluzione cloud sarebbe risultata troppo costosa. Ma il ragionamento cambia radicalmente per una realtà media, dove garantire in proprio tutte queste misure di sicurezza fisica — la centrale di sorveglianza h24, l'impianto di soppressione incendi automatico, la segregazione con porte tagliafuoco, il sito secondario — sarebbe economicamente insostenibile.

Per quelle organizzazioni, affidarsi a un cloud gestito in modo appropriato non è una scorciatoia, è spesso la scelta di sicurezza più razionale: significa demandare la protezione fisica a chi può permettersi economie di scala che una singola PMI non raggiungerà mai. A patto, sempre, di gestirlo con criterio — perché delegare l'infrastruttura non significa delegare la responsabilità dell'analisi del rischio.

Il fuoco, in fondo, è il promemoria più antico che esista: la sicurezza non è mai solo una questione di software.


Questo articolo prende spunto da un fatto di cronaca (incendio del datacenter governativo di Daejeon, Corea del Sud, 26 settembre 2025). Le misure descritte hanno valore generale e vanno sempre calibrate sul contesto specifico tramite un'adeguata analisi dei rischi.

Immagine generata con AI


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